LinkedIn Ads per aziende B2B: come generare lead qualificati e opportunità commerciali

LinkedIn Ads per aziende B2B: come generare lead qualificati e opportunità commerciali
Indice dei contenuti

Nel marketing business-to-business, raggiungere molte persone conta relativamente poco se quelle persone non hanno ruolo, budget o influenza per partecipare a una decisione d’acquisto. È proprio su questo punto che le LinkedIn Ads per aziende B2B possono assumere un ruolo strategico: consentono alle aziende di costruire campagne partendo dalle caratteristiche professionali dell’audience e non soltanto da interessi generici o comportamenti digitali. Il vero obiettivo, quindi, non è ottenere più clic, ma mettere marketing e vendite nelle condizioni di generare conversazioni commerciali con prospect coerenti, trasformando l’investimento pubblicitario in lead qualificati, opportunità concrete e potenziali nuovi clienti.

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Trasformare questi principi in un processo misurabile richiede però strategia, creatività, tracking e integrazione con il processo commerciale. Doctor Web Agency affianca professionisti e PMI nella progettazione di strategie digitali e campagne pubblicitarie orientate a obiettivi concreti, collegando advertising, contenuti, conversione e analisi dei risultati. È possibile approfondire i servizi dedicati alla gestione e alla consulenza di social media marketing.

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LinkedIn Ads B2B: perché possono raggiungere prospect difficili da intercettare altrove

La principale peculiarità delle LinkedIn Ads B2B è la natura dei dati con cui viene costruito il pubblico. Mentre altre piattaforme lavorano ampiamente su interessi, comportamenti e segnali di consumo, LinkedIn permette di utilizzare numerosi attributi professionali, come qualifica, azienda, settore, seniority e dimensioni aziendali, per costruire e segmentare il pubblico. Per un inserzionista B2B questo significa poter costruire audience sulla base del ruolo che una persona occupa all’interno dell’organizzazione.

Questa caratteristica diventa particolarmente rilevante quando l’azienda vende servizi complessi, software, consulenza, soluzioni industriali o prodotti con ticket elevato. In questi casi il processo decisionale B2B coinvolge frequentemente più figure e può estendersi per settimane o mesi. Una campagna non deve quindi limitarsi a intercettare chi manifesta un interesse generico: deve creare diversi punti di contatto con decision maker, influencer interni e stakeholder, accompagnandoli progressivamente dalla conoscenza del problema alla valutazione della soluzione.

La conseguenza strategica è importante: LinkedIn non dovrebbe essere valutato esclusivamente confrontando il CPC con quello di Meta Ads o Google Ads. Un clic più costoso può comunque risultare economicamente sostenibile se proviene da un prospect molto più vicino all’Ideal Customer Profile dell’azienda. Il confronto corretto dovrebbe quindi spostarsi verso costo per lead qualificato, costo per SQL, costo per opportunità commerciale, pipeline attribuita e, quando i dati lo consentono, Customer Acquisition Cost.

Pubblicità LinkedIn nel B2B: quando conviene davvero investire in questo canale

Non tutte le aziende hanno automaticamente bisogno di investire in pubblicità LinkedIn. Il canale tende ad avere maggiore coerenza quando il valore economico del cliente potenziale è sufficientemente elevato da sostenere un processo di acquisizione articolato. Una società di consulenza, un’impresa tecnologica o un fornitore industriale può accettare un costo per lead superiore rispetto a un business transazionale, se una singola opportunità commerciale può generare un contratto significativo o una relazione pluriennale.

Il primo parametro da osservare è quindi il Customer Lifetime Value atteso. Se il margine prodotto da un cliente è molto basso, anche una campagna tecnicamente efficiente rischia di non raggiungere la sostenibilità economica. Al contrario, nei mercati con elevato valore medio dell’ordine, ricorrenza o contratti continuativi, LinkedIn advertising può essere inserito all’interno di un modello in cui pochi lead molto qualificati valgono più di centinaia di contatti scarsamente pertinenti.

La piattaforma diventa interessante anche quando l’azienda conosce con precisione le caratteristiche del proprio mercato. Un’organizzazione che sa di voler parlare, per esempio, a responsabili IT di imprese manifatturiere di determinate dimensioni parte da un vantaggio notevole. Una segmentazione precisa consente infatti di ridurre la dispersione e di differenziare messaggi, offerte e contenuti in funzione dell’audience. Quando l’ICP è ancora indefinito, invece, aumentano sia la complessità della campagna sia il rischio di utilizzare il budget per raccogliere segnali difficili da interpretare.

Prima delle campagne LinkedIn Ads: come definire ICP, buyer persona e decision maker

Uno degli errori più frequenti nella lead generation B2B consiste nell’aprire Campaign Manager e iniziare direttamente dalla configurazione tecnica del pubblico. Il targeting dovrebbe invece essere la conseguenza di una precedente analisi commerciale. Occorre partire dall’Ideal Customer Profile, cioè dal modello dell’azienda che presenta le condizioni migliori per diventare cliente: settore, dimensione, area operativa, struttura, fatturato indicativo, maturità digitale, problema da risolvere e valore potenziale della relazione.

Dall’azienda target si passa poi alle persone. La buyer persona B2B non deve essere trattata come una descrizione creativa del cliente ideale, ma come una rappresentazione utile del ruolo ricoperto nel processo di acquisto. Chi utilizza il prodotto può non essere la persona che autorizza il budget; chi ricerca inizialmente una soluzione può non essere chi firma il contratto. Comprendere questa struttura permette di evitare campagne che intercettano profili apparentemente pertinenti ma privi di reale influenza sulla decisione.

Per una campagna complessa può essere utile mappare almeno queste figure:

  • decision maker, che dispone dell’autorità necessaria per approvare la scelta;
  • influencer, che partecipa alla valutazione tecnica o strategica;
  • utilizzatore, che sperimenterà direttamente il prodotto o servizio;
  • gatekeeper, che filtra fornitori e proposte prima che arrivino ai responsabili;
  • economic buyer, particolarmente attento a investimento, rischio e ritorno economico.

Questa mappatura modifica inevitabilmente anche il messaggio pubblicitario. Al responsabile tecnico interessa comprendere funzionamento, integrazione e affidabilità; alla direzione può interessare maggiormente il ritorno dell’investimento; a un responsabile acquisti interessano condizioni, rischio e confronto tra alternative. Utilizzare la stessa creatività e lo stesso copy per tutte queste figure significa rinunciare a una parte significativa della precisione che rende interessante il LinkedIn advertising.

Targeting LinkedIn Ads B2B: come raggiungere le persone che possono davvero decidere

Il targeting LinkedIn Ads mette a disposizione attributi professionali che possono essere combinati per avvicinarsi progressivamente al pubblico desiderato. LinkedIn indica, tra le possibilità disponibili, dimensione e nome dell’azienda, qualifica, anzianità lavorativa, competenze e altri criteri professionali. Il vantaggio non consiste quindi nel selezionare un singolo filtro, ma nel costruire una logica di audience coerente con il mercato e con il ruolo ricercato.

Una campagna rivolta a “manager interessati alla tecnologia”, per esempio, produce un’audience concettualmente molto diversa rispetto a una campagna destinata ai responsabili IT di aziende manifatturiere con una determinata struttura. Più il prodotto è specialistico, più è importante verificare che i criteri utilizzati rappresentino effettivamente il processo d’acquisto. Un targeting apparentemente preciso può comunque includere profili non pertinenti se qualifiche e funzioni vengono combinate senza considerare come le diverse aziende denominano ruoli simili.

Anche l’eccesso opposto può diventare problematico. Restringere troppo il pubblico B2B può ridurre drasticamente la capacità della piattaforma di distribuire gli annunci e produrre dati utili. Conviene quindi lavorare per ipotesi testabili: creare segmenti con una logica precisa, mantenere separate le audience quando devono ricevere messaggi differenti e analizzare la qualità dei risultati. La segmentazione efficace non coincide con il numero massimo possibile di filtri, ma con il migliore equilibrio fra rilevanza, scala e possibilità di apprendimento.

Targeting LinkedIn Ads B2B: come raggiungere le persone che possono davvero decidere

Obiettivi e formati LinkedIn Advertising: come scegliere quelli più adatti al funnel B2B

LinkedIn struttura la creazione delle campagne attorno a obiettivi che coprono notorietà, considerazione e conversione. La scelta dell’obiettivo influenza le successive impostazioni della campagna e deve essere coerente con la fase del customer journey che si vuole presidiare. Pretendere che un utente che non conosce ancora l’azienda richieda immediatamente un incontro commerciale può generare un’offerta troppo aggressiva, soprattutto nei mercati caratterizzati da elevato rischio percepito o soluzioni complesse.

Anche il formato dovrebbe essere selezionato in funzione del funnel B2B. Single Image Ads e Video Ads possono sostenere awareness e posizionamento; i Document Ads permettono di distribuire materiali di approfondimento; Lead Gen Forms e altri formati orientati alla conversione possono intervenire quando esiste già un livello sufficiente di interesse. LinkedIn mette inoltre a disposizione annunci dinamici, messaggi sponsorizzati e ulteriori soluzioni, ciascuna con caratteristiche specifiche.

Per questo la domanda più utile non è “qual è il formato che converte di più?”, ma “quale micro-conversione è ragionevole chiedere a questo prospect in questo momento?”. Un report, un webinar o una guida possono funzionare per un’audience ancora in fase esplorativa; una demo, un audit o una consulenza richiedono generalmente un’intenzione più avanzata. La coerenza fra audience, consapevolezza, creatività, offerta e CTA riduce la distanza psicologica tra annuncio e azione richiesta.

Lead Gen Form o landing page: quale soluzione genera contatti più qualificati

Quando l’obiettivo di una campagna è la lead generation B2B, una delle scelte più importanti riguarda il punto in cui chiedere al prospect di lasciare i propri dati: direttamente su LinkedIn tramite un Lead Gen Form oppure su una landing page esterna.

I LinkedIn Lead Gen Form riducono al minimo i passaggi necessari per la conversione. Quando l’utente apre il modulo, diversi campi possono essere già compilati utilizzando le informazioni presenti nel suo profilo, come nome, azienda, ruolo professionale e altri dati. Questo rende il processo particolarmente rapido, soprattutto da mobile. LinkedIn riporta per i propri Lead Gen Form un tasso medio di conversione del 13%, rispetto al 4,02% citato dalla piattaforma come benchmark medio delle landing page. Questi dati non significano però che il form interno sia sempre la scelta migliore.

Una landing page richiede all’utente un passaggio in più, ma permette all’azienda di costruire un percorso di conversione più articolato. È possibile spiegare meglio il servizio, presentare casi studio, benefici, elementi di fiducia e informazioni utili prima di chiedere il contatto. Questo può diventare importante quando si promuovono servizi B2B complessi, investimenti elevati o soluzioni che richiedono una fase di valutazione più lunga.

La differenza, quindi, non dovrebbe essere valutata soltanto sulla base del numero di lead generati. Un Lead Gen Form può facilitare la conversione e aumentare il volume dei contatti, mentre una landing page può introdurre una maggiore selezione prima dell’invio della richiesta. Nel B2B è fondamentale verificare successivamente quanti contatti appartengano realmente alle aziende target, quanti abbiano il ruolo desiderato e quanti si trasformino in lead qualificati e opportunità commerciali.

Per questo motivo può essere utile testare entrambe le soluzioni mantenendo il più possibile invariati pubblico, offerta e messaggio. Anche LinkedIn suggerisce di confrontare i Lead Gen Form con differenti varianti e con landing page esterne. Il confronto non dovrebbe fermarsi al CPL, ma arrivare fino al costo per lead qualificato, alle opportunità create nel CRM e, quando i dati lo permettono, al costo di acquisizione del cliente.

Quanto costano le LinkedIn Ads B2B e quale budget serve per ottenere risultati concreti

Definire a priori il costo delle LinkedIn Ads B2B con un valore universale sarebbe fuorviante. Il costo dipende dall’audience scelta, dalla concorrenza, dall’obiettivo, dal formato, dalle dinamiche d’asta e dalla qualità complessiva dell’esecuzione. LinkedIn consente di lavorare, in funzione delle campagne, con modelli legati a clic, impressioni o altre modalità previste dalla piattaforma.

Per un’azienda B2B il budget dovrebbe essere costruito partendo dall’economia dell’acquisizione. Se conosciamo tasso di conversione da lead a opportunità, tasso di chiusura, valore medio del contratto e margine, possiamo stimare un CPL sostenibile molto più razionalmente rispetto a chi sceglie il budget semplicemente osservando quanto spendono i competitor. Il costo del lead isolato dice poco: un lead da 150 euro che diventa cliente può valere più di dieci lead da 30 euro che non superano la qualificazione commerciale.

Serve inoltre un volume sufficiente di dati per distinguere un segnale reale dalla normale variabilità. Con budget troppo frammentati fra decine di segmenti e creatività diventa difficile individuare ciò che funziona. La fase di test dovrebbe quindi essere pianificata prima del lancio, stabilendo quali variabili confrontare, quali metriche osservare e quando prendere decisioni. Ottimizzare ogni pochi giorni sulla base di campioni minimi rischia di produrre più rumore che apprendimento.

Quanto costano le LinkedIn Ads B2B e quale budget serve per ottenere risultati concreti

Come creare copy e creatività capaci di attirare i decision maker

Nel feed professionale la creatività non deve limitarsi a essere visibile: deve rendere immediatamente riconoscibile un problema rilevante per il pubblico. Un efficace copy B2B parte quindi meno dall’azienda e più dalla situazione del prospect. “Siamo leader nel settore” fornisce poche ragioni per interrompere lo scrolling; una promessa specifica, un rischio evitabile, un dato significativo o una domanda collegata a una priorità del ruolo possono invece creare un motivo per approfondire.

La creatività deve poi mantenere continuità con la value proposition. Un annuncio rivolto a un amministratore delegato può enfatizzare impatto economico e vantaggio competitivo; per un responsabile operativo può diventare più importante mostrare efficienza, integrazione o riduzione della complessità. Qui la personalizzazione non significa necessariamente creare decine di annunci completamente diversi, ma identificare quali argomenti aumentano la rilevanza percepita per ciascun cluster decisionale.

Un altro elemento spesso sottovalutato è la prova. Case study, numeri verificabili, testimonianze, demo, documenti tecnici e risultati contestualizzati riducono l’incertezza molto più di formule promozionali generiche. La credibilità B2B diventa particolarmente importante quando la conversione richiesta comporta lasciare dati aziendali o dedicare tempo a una call commerciale. La creatività deve quindi attirare attenzione, ma il contenuto deve immediatamente giustificare perché quell’attenzione merita di essere mantenuta.

Perché ottenere più contatti non significa generare più vendite

Una dashboard può mostrare cento conversioni e contemporaneamente nascondere una campagna commercialmente inefficace. Nella lead generation B2B il volume deve essere interpretato insieme alla qualità. Un contatto che scarica un documento non è automaticamente un’opportunità, così come un MQL non è ancora un cliente. Se marketing e sales utilizzano definizioni differenti, la piattaforma può sembrare performante mentre il reparto commerciale riceve nominativi che non hanno né fit né intenzione sufficiente.

È utile creare una progressione condivisa fra Lead, MQL, SQL e opportunità. Il marketing deve sapere quali caratteristiche rendono un contatto interessante per le vendite; il commerciale deve restituire informazioni sulla qualità dei lead ricevuti. Solo così diventa possibile capire se una determinata audience produce semplicemente molti form oppure genera aziende realmente coerenti con il profilo desiderato.

Il passaggio decisivo consiste nel riportare queste informazioni dentro il processo di ottimizzazione. Se una campagna produce un CPL elevato ma un tasso di trasformazione in SQL superiore alle alternative, eliminarla soltanto perché apparentemente costosa sarebbe una decisione miope.

Il costo per opportunità e la pipeline generata consentono di leggere il rendimento più vicino al business e rendono la collaborazione fra advertising e sales una componente concreta dell’ottimizzazione. Una campagna LinkedIn non dovrebbe quindi essere giudicata soltanto da quanti lead genera, ma da quanti di quei lead entrano realmente nella pipeline commerciale e producono valore economico.

Retargeting, Matched Audiences e ABM: come recuperare e raggiungere le aziende target

Nel B2B raramente una singola impression genera un contratto. Il retargeting LinkedIn permette di differenziare il messaggio in funzione delle precedenti interazioni e di continuare il percorso con persone che hanno già manifestato un segnale di interesse. LinkedIn mette a disposizione soluzioni per lavorare con visitatori, contatti e aziende target attraverso le proprie funzionalità di audience.

Le Matched Audiences aprono inoltre scenari più avanzati. Un’azienda può utilizzare logiche di Account Based Marketing, concentrando attività e contenuti sugli account considerati strategici invece di partire esclusivamente da un’audience ampia. LinkedIn descrive esplicitamente il company targeting come uno strumento utilizzabile per campagne ABM rivolte ad aziende e decision maker rilevanti.

L’ABM cambia anche il modo di valutare la campagna. Se l’obiettivo è penetrare cento account strategici, impression e clic aggregati diventano meno significativi rispetto alla capacità di raggiungere le persone corrette all’interno di quelle organizzazioni. L’account engagement può quindi essere letto insieme ai dati del CRM, osservando quali aziende stanno interagendo, quali ruoli sono coinvolti e quali account stanno avanzando verso una reale conversazione commerciale.

LinkedIn Insight Tag e conversion tracking: come misurare ciò che accade dopo il clic

Una campagna che misura soltanto ciò che avviene all’interno della piattaforma vede inevitabilmente una parte del percorso. Il conversion tracking serve a collegare l’attività pubblicitaria alle azioni successive e a capire quali campagne contribuiscono agli obiettivi definiti. LinkedIn include la misurazione e l’ottimizzazione fra le fasi fondamentali della gestione delle campagne, mettendo a disposizione dati sulle performance direttamente in Campaign Manager.

Per una strategia B2B evoluta, tuttavia, la conversione sul sito rappresenta spesso soltanto l’inizio. Il vero salto di qualità arriva quando i dati pubblicitari vengono messi in relazione con CRM e pipeline commerciale. È lì che possiamo verificare quali lead diventano MQL, quali vengono accettati dalle vendite, quanti generano meeting, preventivi, opportunità e ricavi. Senza questo collegamento, l’algoritmo può ottimizzare verso la compilazione più facile invece che verso il risultato economicamente più interessante.

Il tracciamento dovrebbe essere progettato prima del lancio, non aggiunto quando la campagna è già attiva. Eventi, conversioni, nomenclature, UTM, CRM e responsabilità interne dovrebbero far parte di un unico measurement framework. Più il ciclo di vendita è lungo, maggiore diventa l’importanza di conservare correttamente la provenienza del lead per evitare che il contributo dell’advertising scompaia quando la vendita avviene settimane o mesi dopo il primo contatto.

La LinkedIn Conversions API può rafforzare questo collegamento, permettendo di inviare alla piattaforma anche dati provenienti da CRM e sistemi aziendali. In questo modo LinkedIn può ricevere segnali relativi non solo alla compilazione di un form, ma anche alle fasi successive del processo commerciale, come lead qualificati, opportunità e vendite. Il risultato è una misurazione più completa del reale contributo delle campagne al business.

LinkedIn Insight Tag e conversion tracking: come misurare ciò che accade dopo il clic

Come integrare LinkedIn Ads B2B, CRM e attività commerciale

Il momento immediatamente successivo alla conversione è parte integrante della campagna. Un prospect che richiede informazioni sta esprimendo interesse in un preciso momento e il follow-up commerciale deve essere coerente con il livello di intenzione dimostrato. Chi scarica un report non dovrebbe necessariamente ricevere la stessa sequenza destinata a chi richiede una demo. Segmentare le conversioni permette di costruire nurturing e contatti commerciali proporzionati al reale stadio del buyer journey.

Il CRM diventa quindi il punto in cui marketing e vendite possono costruire una visione condivisa. Fonte, campagna, contenuto scaricato, azienda, ruolo, stato del lead, interazioni e avanzamento dovrebbero contribuire a creare una storia del prospect. In questo modo il commerciale non riceve semplicemente un nominativo, ma informazioni utili per capire il contesto in cui è nato il contatto e impostare una conversazione pertinente.

Una strategia matura di LinkedIn Ads B2B non termina quindi con Campaign Manager. Parte dall’ICP, traduce quel profilo in audience e messaggi, costruisce una proposta coerente, misura le conversioni e segue il lead fino alla pipeline commerciale. Quando advertising, landing page, contenuti, CRM e sales vengono progettati come componenti dello stesso processo, LinkedIn può diventare non soltanto un canale pubblicitario, ma un sistema strutturato per creare nuove opportunità di business.

Per le aziende che vogliono impostare questo processo senza separare advertising, strategia e conversione, Doctor Web Agency può supportare l’analisi della situazione iniziale, la definizione del pubblico, la progettazione delle campagne e il monitoraggio dei risultati. Il punto di partenza non dovrebbe essere “quanto spendere su LinkedIn”, ma capire quali clienti si vogliono acquisire, quanto valgono e quale percorso può portarli dalla prima impression alla conversazione commerciale. Prenota una consulenza con Doctor Web Agency

LinkedIn Ads B2B: dalla strategia alle opportunità commerciali

Fase della strategia LinkedIn Ads B2BCosa fareCosa misurareObiettivo
Definizione del targetIdentificare ICP, buyer persona, decision maker e aziende idealiDimensione audience e coerenza dei profili raggiuntiRaggiungere prospect realmente interessanti
SegmentazioneUtilizzare ruolo, seniority, settore, azienda e dimensione organizzativaReach, frequency e distribuzione dell’audienceRidurre la dispersione del budget
Scelta dell’obiettivoCollegare awareness, consideration e conversione alla fase del funnelImpression, visite, lead e conversioniAccompagnare il prospect verso l’azione
Creatività e copyAdattare messaggi, benefit e CTA alle diverse figure decisionaliCTR, CPC ed engagementAumentare interesse e rilevanza
Generazione leadTestare Lead Gen Forms e landing page dedicateConversion rate e CPLTrasformare il traffico in contatti
QualificazioneDistinguere lead, MQL, SQL e opportunità commercialiMQL rate, SQL rate e meeting generatiValutare la qualità dei contatti
RetargetingRicontattare utenti e aziende che hanno già interagitoConversioni e costo per conversioneRecuperare prospect ancora indecisi
Account Based MarketingCreare campagne dedicate alle aziende strategicheAccount coinvolti e opportunità generateConcentrarsi sui clienti a maggior valore
TrackingCollegare LinkedIn, sito, conversioni e CRMConversioni attribuite e provenienza dei leadComprendere quali campagne generano risultati
OttimizzazioneConfrontare audience, creatività, offerte e campagneCPL, costo per SQL e costo per opportunitàMigliorare progressivamente l’efficienza
VenditeGestire rapidamente follow-up, nurturing e passaggio al commercialePipeline, CAC, contratti e ricaviTrasformare i lead in clienti

FAQ sulle LinkedIn Ads B2B

1. Qual è la dimensione minima dell’audience per avviare una campagna LinkedIn Ads?

LinkedIn richiede un’audience di almeno 300 account utente per poter utilizzare un set di annunci. Tuttavia, il minimo tecnico non coincide necessariamente con la dimensione ideale: LinkedIn suggerisce audience più ampie per consentire alla piattaforma di distribuire gli annunci e raccogliere dati sufficienti per l’ottimizzazione. La dimensione corretta dipende comunque dall’obiettivo e dalla specificità del mercato B2B.

2. Come capire se le LinkedIn Ads stanno generando lead realmente qualificati?

Il numero di contatti e il costo per lead non sono sufficienti per valutare una campagna B2B. È necessario verificare quanti lead corrispondono all’Ideal Customer Profile, quanti diventano MQL o SQL e quanti generano meeting, opportunità commerciali e ricavi. Collegando LinkedIn al CRM è possibile analizzare la qualità dei contatti anche dopo la compilazione del form e capire quali campagne contribuiscono realmente alla pipeline commerciale. LinkedIn permette inoltre di utilizzare dati sui lead qualificati per l’ottimizzazione delle campagne.

3. È possibile fare pubblicità su LinkedIn senza avere molti follower?

Sì. La distribuzione delle LinkedIn Ads non dipende principalmente dal numero di follower della pagina aziendale, perché gli annunci possono essere mostrati agli utenti che rientrano nell’audience definita nella campagna. Una pagina aziendale curata resta comunque importante perché può rappresentare un elemento di verifica e autorevolezza quando il prospect decide di approfondire chi sta promuovendo il contenuto.

4. È possibile escludere alcune categorie di utenti dalle campagne LinkedIn Ads?

Sì. LinkedIn permette di utilizzare criteri di esclusione dell’audience per evitare di mostrare gli annunci a determinati segmenti. In base alla configurazione utilizzata è possibile, per esempio, escludere dipendenti della propria azienda oppure intervenire su località, liste e alcuni attributi professionali. Questa funzione può contribuire a limitare impression poco utili e a rendere più efficiente l’utilizzo del budget.

5. A cosa serve LinkedIn Conversions API?

La LinkedIn Conversions API permette di collegare alla piattaforma dati di conversione online e offline provenienti da sito, CRM e altri sistemi aziendali. Può quindi aiutare a misurare non soltanto la compilazione di un form, ma anche eventi successivi del customer journey, compresi i lead qualificati. LinkedIn consiglia di utilizzarla insieme all’Insight Tag per ottenere una visione più completa del conversion tracking e permette anche di sfruttare i dati dei qualified lead nell’ottimizzazione delle campagne.

6. Che cosa sono le Predictive Audiences di LinkedIn?

Le Predictive Audiences sono audience create utilizzando l’intelligenza artificiale di LinkedIn per individuare utenti che presentano caratteristiche o probabilità di comportamento simili a quelle di una sorgente dati fornita dall’inserzionista. La sorgente può derivare, per esempio, da Lead Gen Forms, conversioni, liste di aziende o contatti e audience di retargeting. La sorgente dati deve inoltre rispettare i requisiti minimi previsti da LinkedIn, che variano in base alla tipologia utilizzata; per esempio, le liste di aziende o contatti devono contenere almeno 300 righe.

7. Che cos’è l’Auto-Targeting nelle campagne LinkedIn Ads?

L’Auto-Targeting è una funzionalità attraverso cui LinkedIn combina i dati della propria audience professionale, i segnali raccolti sulla piattaforma e le informazioni fornite dall’inserzionista per costruire automaticamente il pubblico del set di annunci. L’azienda può comunque fornire segnali aggiuntivi e utilizzare determinate esclusioni. Può essere interessante da testare rispetto a un’audience costruita manualmente, soprattutto quando esistono dati storici sufficienti.

8. Quanto dovrebbe durare un A/B test sulle LinkedIn Ads?

Per gli strumenti di A/B Testing di LinkedIn, la piattaforma indica una durata minima di 14 giorni e raccomanda generalmente 21 giorni. Interrompere prematuramente un test può rendere più difficile distinguere una differenza reale di performance dalle normali oscillazioni dei dati. È inoltre opportuno modificare una sola variabile significativa alla volta, così da poter interpretare correttamente il risultato ottenuto.

9. Quali requisiti privacy deve rispettare un LinkedIn Lead Gen Form?

Un LinkedIn Lead Gen Form deve includere un URL valido che rimandi alla privacy policy dell’azienda e spieghi come verranno utilizzate le informazioni inviate dall’utente. LinkedIn permette inoltre di aggiungere testo informativo e specifiche caselle di consenso. Per le aziende che operano in Italia e nell’Unione Europea, la configurazione del form deve essere valutata anche alla luce degli obblighi applicabili in materia di protezione dei dati personali.

10. Tutti i clic su un annuncio LinkedIn vengono addebitati?

Non necessariamente. La modalità di addebito dipende dall’obiettivo della campagna, dal formato dell’annuncio, dalla strategia di offerta e dal punto dell’annuncio sul quale l’utente interagisce. LinkedIn specifica, per esempio, che nelle campagne di lead generation l’addebito può dipendere da clic, impression o invio di messaggi in funzione della configurazione selezionata. Per questo è importante interpretare CPC e spesa insieme all’obiettivo effettivamente impostato.

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Luca-De-Santis - Titolare Doctor Web Agency: Digital strategist - consulente di web marketing - web designer - consulente seo sem

Dott. Luca De Santis

Ciao, il mio nome è Luca De Santis, web master, consulente SEO e fondatore di Doctor Web Agency, un’agenzia di  comunicazione e web marketing al servizio della piccola e media impresa.

Ho realizzato questo blog per aiutare imprenditori, professionisti, artigiani, commercianti, a sfruttare il web per acquisire nuovi clienti automaticamente.

Amo sviluppare progetti di Web Marketing  per startup, professionisti e PMI sin dalla realizzazione del logo per poi sviluppare la presenza nel mondo del web. E di questo, con la passione e l’esperienza, ne ho fatto la mia attività lavorativa principale che oggi svolgo insieme al mio team di collaboratori.

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